DEEJAYS SET
 
LELE BLADE
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Il paradosso del rap newpolitano, ora celebrato anche da libri e docufilm, è quello che da sempre pesa sulla creatività musicale partenopea: la scena ribolle di fermenti creativi, ma sta (ancora) a zero sul fronte produttivo: non un festival, non un’etichetta specializzata capace davvero di rapportarsi con il mercato nazionale, non un’emittente radio/tv (nemmeno on line) che provi ad approfittare dell’unione che può fare la forza. Così, mentre Clementino e Rocco Hunt sono gli unici ad avere davvero sfondato, in molti non sanno nemmeno che Coez è di Nocera Inferiore e tocca a Don Joe dei Club Dogo lanciare Le Scimmie, progetto speciale che unisce due dei più interessanti mc partenopei, Vale Lambo e Lele Blade, griffando l’operazione con la sua Dogozilla Empire, factory di produttori e artisti a caccia del sound e delle rime che verranno che ha appena firmato un’alleanza con la Universal, major che non vuole perdere il primato sul fronte del rap. Ecco, allora, «Eldorado», album diviso dai due sotto il nome di Le Scimmie ed appena distribuito in free download. Il lavoro conferma l’anomalia stilistica rappresentata dalla coppia, che ha già raccolto numeri importanti sul web e non tocca di una virgola nè il suo groove nè il dialetto usato finora, sfoggiando titoli come «Maradona»; «Pront chi sij», che ricorda i francesi PNL con un flow incentrato sul cellulare ormai estensione inevitabile delle nostre mani e delle nostre vite; «M.O.E.T» che ci precipita in un party tra ragazze poco vestite che fanno la doccia con lo champagne; il canto dell’orgoglio sudista «Nun ce ne sta pe’ nisciun»; «Salutam’ ‘e guagliun’». In «Famm sta tranquill» c’è il flow di Clementino: nella title track il graffio di un altro dei Dogo, Jake La Furia; mentre in «Mia» spunta ‘Nto e in «Lady Gaga» un altro dei talenti sui cui scommettono quelli del Dogozilla Empire, Vegas Jones, che però viene da Cinisello Balsamo. Ancora una volta è stata la rete a suggerire che il momento fosse propizio per Lambo e Blade (che con Dome Flame e Danny Megaton formano formano la 365 crew), grazie al successo riscosso da brani come «Dubai» o come «Aro stat ‘e cas», con i suoi versi spietati: Vale viene da Secondigliano e ora vive a Parigi, non ha problemi o paure nel buttar giù versi come «Cuginem’ ‘e 10 ann, par’ n’omm’», raccontando bambini cresciuti troppo in fretta, piccoli uomini condannati troppo in fretta ad una vita senza speranza. Il videoclip, «street» naturalmente, mostra un bambino che prende in braccio un altro bimbo, parla della città in cui si spara senza preoccuparsi di colpire bambini, della città delle paranze di bambini. Dopo questo assaggio, Don Joe - che in «Eldorado» ha curato mix e master, mentre Yung Snapp si conferma producer da tenere d’occhio - potrebbe scommetere su un disco solista di Lele, o su tutta la crew, o ancora su Vale. Un’occasione preziosa per tutti loro, un’occasione persa per gli operatori campani del settore: il piagnisteo sul solito Nord che ruba le idee e i talenti al Sud potrebbe essere rovesciato se qualcuno dei tanti «napolisti» da (finto) combattimento decidesse davvero di scommettere, e di investire, sui talenti newpolitani, non solo di riempirsi la bocca di parole come «scippo», «complotto» ed altre amenità varie. È come la retorica di «sputtanapoli» che non si accorge che la scena, in questo caso quella hip hop, si sputtana - o emigra - per la perfetta latitanza di manager, discografici e impresari glocal.
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