VIA VERDI
I Via Verdi sono stati fra gli indiscussi protagonisti degli anni ’80 con la loro “Diamond” (celeberrima sigla del programma TV Deejay Television), uno dei brani manifesto della dance italiana che dominò le classifiche mondiali nel 1986. La band, formatasi nel 1983 ad Ancona, vanta una carriera da 10 milioni di dischi venduti e 2 milioni di visualizzazioni su YouTube. Altri due singoli di grandissimo successo, “Sometimes” e “You and me” (incisa in italiano ed in inglese) ed un album “Trailer” usciti nel 1987, poi lo scioglimento nel 1991, fino alla reunion nel 1999, chiamata a gran voce dai fans. L’attuale formazione comprende Marco Grati (chitarra e basso), Glauco Medori (tastiere), Luca Mancinelli (voce), Simone Medori (batteria).
Il 5 Febbraio scorso sono tornati prepotentemente alla ribalta con un brano inedito che si intitola “Losing You” (distribuzione Pirames International). Registrato in Inghilterra presso i Real World Studios di Peter Gabriel, in collaborazione con Marco Migliari (Sound Engineer) e Art Media Music, “Losing You” è il singolo che apre la strada al nuovo album “Back To The Golden Age”, di prossima uscita, che conterrà altri due brani inediti, alcuni grandi successi della band rielaborati e riattualizzati ed alcune cover di famose hit degli anni ’80. Per “Losing You” è stato girato anche un videoclip ad Ancona per la regia dello stesso Marco Grati (il chitarrista del gruppo).



Questa la nostra intervista con i Via Verdi.

"Losing you" segna il vostro ritorno alla musica. La grande novità è il sound della canzone, ben lontano dalla dance, genere che vi ha resi famosi: parliamo di questa scelta coraggiosa di cambiare e di come è nata la canzone?

M.G. “Il cambiamento è insito nello scorrere del tempo. Le condizioni che ci hanno portato alla dance negli anni ’80 non esistono più da allora e ovviamente un artista evolve le sue esigenze e la sua espressione al passo con l’istinto artistico del momento. “Losing You” nasce all’improvviso con la chitarra in mano ed una tastiera a portata. In mezzora ho scritto pure il testo e non è una scelta coraggiosa, ma la normale evoluzione artistica dei Via Verdi. C’è da considerare anche la differenza socio - economico - storica di allora. Gli anni ’80, a differenza di oggi, erano anni di opulenza, ricchi, spensierati, in cui i giovani erano pieni di voglia di divertirsi. Non credo che i giovani di oggi purtroppo possano vivere così spensieratamente. E poi c’è da chiarire un arcano: per una strana ragione, non si sa il perché, nell’immaginario collettivo gli artisti anni ’80 possono fare solamente musica anni ’80. Quelli degli anni ’60, ’70 o ’90 non hanno questo problema. La cosa è veramente strana e mi fa ovviamente sorridere”.

-Il video della canzone è molto particolare, “un piccolo film” come voi stessi lo avete definito: come avete avuto questa idea? È strana anche la scelta di indossare delle maschere.

M. G. “L’idea del video, del quale ho scritto sceneggiatura e fatto la regia in collaborazione con mia moglie Antonella Veroli è nata anche dietro alcune mie specifiche esigenze. La prima è che sono stanco di vedere video tutti uguali e fatti con lo stampino, perfetti sotto ogni punto di vista e con un sacco di gente più o meno vestita che corre da tutte le parti e non si sa né perché né per dove. Avevo bisogno di un qualcosa di diverso, magari un po’ meno perfettino, più “sporco” e quindi, se possibile, più vero. Ho dunque scritto la storia dei Via Verdi che sono spariti e vivono solo dentro un libricino trovato per caso da una bambina. Dall’apertura di questo libricino, che poi non è altro che il mio quaderno dove ho disegnato tutte le scene dello “storyboard” e dove la piccola trova disegnata anche se stessa, comincia il sogno, un brutto sogno premonitore. I brutti sogni dei bambini a volte sono popolati di figure che incutono paura. Da qui le maschere”.



"Losing you" anticipa il nuovo album , "Back to The Golden Age": che tipo di disco sarà?

M. G. “ “Back to The Golden Age”, che è anche l’altro singolo pubblicato con “Losing You” e che dà il nome all’album, è a suo modo un “concept album” che identifica in sé un'unica “anima” conduttrice composta e resa completa sia da brani inediti che da cover o medley come in questo caso specifico. Il brano “Back to The Golden Age” è nato dalla mescolanza di un nostro brano, appunto “Back...”, uno di Phil Collins e un altro dei Frankie Goes To Hollywood”: un medley”.

-In concerto ed anche su questo nuovo disco proponete delle cover degli anni'80: è stata una decade fantastica, a mio giudizio irripetibile, perché è stata rivalutata così tardi? Come scegliete proprio queste cover?

M. G. “Attenzione però! É vero che abbiamo scelto di fare alcune cover, ma capiamo bene cosa significa la parola “cover”. Faccio un esempio. Se io faccio un brano di Vasco e lo ripropongo allo stesso modo, ho fatto un tributo a Vasco. Ma se io faccio un brano tipo “Fin che la barca va” e lo trasformo in un brano rappato o in un opera sinfonica, lì c’è l’opera dell’ingegno dell’artista: prendo una cosa e la faccio diventare un'altra. Prendo un tavolino e lo faccio diventare un divano. Questa è una cover ed è assolutamente differente dal tributo. Vuol dire che prendi un brano, lo smonti e lo risuoni a tuo modo. Diventa tuo perché solo tu lo fai in quel modo. Appurato questo resterà più chiaro il concetto che esprimiamo con questo lavoro che non vuole essere e non è in assoluto un operazione nostalgia. Diciamo che tanta bellezza è stata presa e viene riproposta non come era, ma come la sentiamo noi oggi. E’ figlia del nostro tempo nello stile Via Verdi.

Aggiungo poi che gli anni ’80 sono stati anni caratterizzati da tantissime produzioni effimere, ma è anche vero che ci sono stati grandissimi artisti appartenenti a correnti artistiche molto precise ed identificabili vedi Duran Duran, Roxy Music, Simple Minds, ecc. La corrente artistica più importante, per lo meno per noi, deriva dal grande rock progressivo degli anni ’70 che ha visto come protagonisti indiscussi gruppi come i Genesis di Peter Gabriel, Yes, e tanti altri. I Genesis sono stati i padri della corrente artistica del “Romantic”. All’inizio degli anni ’80 è nato il “New Romantic” ed è la corrente artistica alla quale io e Glauco apparteniamo anche oggi, con ovviamente tutte quelle modifiche portate dal passare del tempo.

"Diamond" è stato un successo mondiale, ma i Via Verdi non sono solo "Diamond": quanto vi inorgoglisce aver avuto una delle più grandi hit della dance anni'80 e quanto invece vi dispiace che magari qualcuno vi identifichi solo con quel brano?

M. G. “Ovviamente ci inorgoglisce, e siamo sereni in quanto sappiamo per certo che i nostri fans ci conoscono anche per tutto il resto”.

Dopo "Diamond" avete pubblicato altri grandi singoli ed un album "Trailer": come avete vissuto il periodo di "Diamond" e quello "post Diamond"?

M. G. “Eravamo molto giovani, quindi la risposta che mi viene sorridendo è: “ Un gran casino!”

Nel 1991 la decisione di sciogliervi poi nel 1999 la decisione di tornare insieme dopo le tante richiesta dei fans: vi aspettavate un così grande affetto?

M. G. “Onestamente no, ma quando lo scopri ti accorgi che hai sempre sperato che fosse così. Una grande emozione. Superiore a tutte quelle provate prima”.

Luca Mancinelli, sei ormai da anni il front man dei Via Verdi: come ti sei inserito nella band e quanto ora sei soddisfatto del nuovo singolo e dell’album in arrivo?

L. M. “Mi sono inserito nella band per caso grazie Marco e Glauco ma con grande entusiasmo e grande voglia di migliorarmi. É una cosa entusiasmante che corona un mio sogno di bambino”.

Cosa credete possano dare in più oggi alla musica i Via Verdi e i vostri prossimi impegni sia live che promozionali ...